Un elevatore moderno tra le volte antiche. La storia si incontra con la funzionalità
Un elevatore moderno tra le volte antiche. La storia si incontra con la funzionalità 22-02-2017

L‘accessibilità e la tutela del patrimonio architettonico sono valori che testimoniano il grado di civiltà di un Paese, e il saperli coniugare rende evidente l’impegno delle istituzioni nel riconsegnare a tutti noi cittadini l’immenso capitale di cui siamo eredi e custodi.

 

In tal senso, il lavoro della Pizzeghella e Stevan si articola su due livelli.

Il primo riguarda la valorizzazione della bellezza, della quale ogni giorno, distrattamente, godiamo percorrendo strade cariche di storia, passeggiando lungo i vicoli delle nostre città accompagnati da architetture senza eguali, vivendo in antichi edifici che conservano i valori e i canoni che hanno dato vita alla nostra identità e costituiscono il marchio Italia, così amato nel mondo.

 

Il secondo livello è lo sviluppo dell’accessibilità, che si concretizza nell’abilità di eliminare le barriere che si frappongono tra i luoghi e le persone, nell’accorciare le distanze che separano le persone dal pieno compimento del fondamentale diritto all’uguaglianza.

 

Nel corso dei secoli le esigenze specifiche di ogni epoca hanno impresso agli edifici innumerevoli trasformazioni per adeguarli alla vita quotidiana.


Elementi architettonici di varie epoche e stili diversi oggi convivono e danno vita alla varietà di forme e strutture abitative delle nostre città. Questo processo di trasformazione mai interrotto continua fino ai giorni nostri, ma con un obiettivo ulteriore: la tutela del monumento e delle persone. Un obiettivo ambizioso, che per certi versi assume il ruolo di una sfida, ma che rappresenta una grande opportunità per mostrare come ‘Italia’ significhi impegno, competenza, abilità e tecnologia e non soltanto moda.

 

Conservare il patrimonio architettonico di cui siamo eredi rappresenta la nostra miglior garanzia per il futuro, nonché, una possibilità di lavoro in questi tempi di forte crisi occupazionale.

 

Un esempio del grande impegno delle istituzioni nella conservazione del patrimonio nella tutela dei diritti è visibile a Bologna presso il centro sociale “Giorgio Costa” dove, il gruppo di lavoro con responsabile del procedimento Manuela Faustini Fustini e direttore lavori Geom. Alberto Frascaroli ha condotto l’intervento di manutenzione straordinaria complessiva del manufatto architettonico.


Gli spazi interni all’antico edificio, un tempo appartenente al complesso della chiesa di San Giorgio in Poggiale e fino dalla metà del XVII secolo destinato al ricovero dei bovini, sono stati riorganizzati al fine di renderlo più funzionale alle esigenze degli utenti e conforme alle normative vigenti in materia di igiene e di superamento delle barriere architettoniche.


Questa stalla-fienile costituita da un piano terra illuminato da otto finestre a mezza luna con inferriate a raggiera, ancora oggi esistenti, disponeva di due accessi: un portoncino sul lato lungo e una porta più piccola sul lato a mezzogiorno in corrispondenza della concimaia.


Come è ancora oggi visibile, lo spazio interno è suddiviso in tre navate con ventiquattro volte a vela sorrette da pilastri. In passato ospitava dodici poste per il ricovero degli animali.

Una scala di legno dava accesso all’abitazione del bovaro, situata al piano superiore e consistente in otto stanze che ricevevano luce da undici finestre.
L’intervento ha reso visibili gli elementi architettonici occultati dai lavori di recupero precedentemente eseguiti.
La copertura del vano, garantita da un tetto a capriate, oggi è nuovamente visibile a seguito della rimozione di un controsoffitto che ne occultava per buona parte la visione complessiva.
Il progetto ha voluto conservare la funzione di pubblico esercizio al piano terra e di sala polifunzionale con capienza inferiore alle 100 persone e non destinata a spettacoli a pagamento al piano primo, e ha previsto il completo rifacimento dei servizi igienici, nonché l’individuazione di ambienti destinati a deposito attrezzi e guardaroba.
Al fine migliorare la funzionalità dell’edificio alla destinazione d’uso e renderlo conforme alla normativa vigente è stato necessario demolire buona parte delle tramezzature esistenti e realizzare un vano scala interno e il contestuale inserimento di un elevatore a struttura autoportante per il trasporto di utenti su sedia a ruote.

 

L’elevatore SHP scelto per il progetto ha dato prova, ancora una volta, di adattarsi a tutte le esigenze, anche negli spazi più ristretti, grazie a soluzioni che consentono un’installazione facile e flessibile in ogni edificio. La struttura in acciaio e il tamponamento in vetro temperato antisfondamento evidenziano la volontà di incidere il meno possibile sulla struttura originaria dell’edificio.

 

In questo caso, la contestuale verniciatura di porte e struttura ha garantito un’eccellente resa estetica.
La demolizione di un campo di volta a vela adiacente al vano scale esistente, resasi necessaria per l’installazione dell’elevatore, è stata controbilanciata dalla ricostruzione della volta a vela in corrispondenza del locale magazzino bar posto al piano terra.

 

Questa soluzione si è resa necessaria, dopo un ulteriore approfondimento progettuale richiesto dalla Soprintendenza per i beni architettonici, al fine di creare un vano scala e ascensore interno al fabbricato ed evitare così la costruzione di un incoerente elemento architettonico esterno.


Elevate soluzioni tecniche combinate alla cura del particolare hanno reso possibile una nuova fruibilità per un luogo carico di storia e suggestione, e creato al contempo una tangibile continuità tra passato e futuro.


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